Il Trend Illiberale che sta contagiando l’Occidente

Stiamo davvero assistendo al declino della democrazia liberale? Alcuni elementi inducono effettivamente a una diagnosi pessimistica. Uno di questi è, in Europa e Nord America, l’ascesa di leader e formazioni politiche populiste che contestano alcuni dei principi fondamentali del pensiero politico liberale. Vediamo inoltre chiaramente le difficoltà che diversi Paesi democratici incontrano nell’affrontare e risolvere le crisi economiche e sociali del nostro tempo e, all’opposto, la performance invidiabile di alcune potenze autoritarie.

Del resto, non è la prima volta che la narrazione sul declino della democrazia si impone al centro del dibattito pubblico. In tal senso, il fatto che l’ottimismo seguito alla fine della Guerra Fredda circa le sorti della democrazia si sia dimostrato inconsistente dovrebbe invitare a maggior cautela nel giudicare i più recenti segnali di allarme. Soprattutto, per comprendere a fondo natura, portata e possibili sviluppi del Trend Illiberale che sembra aver contagiato l’Occidente, dovremmo esaminarlo alla luce dei cambiamenti politici che anche il resto del mondo sta sperimentando. Allargare la prospettiva consente di riflettere su possibili similitudini e differenze, e di imparare dalle esperienze altrui. In altre parole, occorre collocare il Trend Illiberale nel più ampio contesto dei cosiddetti processi di autocratizzazione contemporanei.

Identikit dell’autocratizzazione contemporanea

Per semplicità, l’autocratizzazione può essere definita l’opposto della democratizzazione, ovvero un processo di cambiamento di regime politico verso l’autocrazia, che a sua volta rappresenta l’opposto della democrazia. I regimi politici possono essere definiti e classificati in vari modi. Uno di essi è individuare quattro principali forme di regime politico, ordinabili dal più democratico al più autocratico in base a tre principi istituzionali fondamentali: la possibilità per i cittadini di influenzare la scelta dei governanti (o partecipazione), la possibilità di contestare la condotta del governo e di rimpiazzarlo (o competizione) e, infine, l’esistenza  di limiti entro cui chi governa esercita la propria autorità.

In base a tali principi, la democrazia liberale rappresenta una delle forme più compiute finora sperimentate di democrazia, garantendo alti livelli di partecipazione e competizione e confinando il potere di governo entro limiti precisi e protetti. Laddove tali confini risultano più laschi, si parla di democrazia difettosa. Le cosiddette autocrazie elettorali, invece, pur garantendo un certo livello di partecipazione e pluralismo attraverso le elezioni, non permettono una competizione equa. Infine, in un’autocrazia chiusa anche la partecipazione dei cittadini è compromessa.

L’autocratizzazione si configura dunque come un processo che rende l’esercizio del potere politico arbitrario e repressivo e che restringe lo spazio per la competizione e la partecipazione; per mezzo del quale si passa da una forma di regime più democratica a una forma di regime più autocratica.

Per cogliere la portata e le caratteristiche che l’autocratizzazione assume nell’epoca contemporanea, abbiamo esaminato tutti i cambiamenti di regime verso l’autocrazia avvenuti nel mondo tra il 1990 e il 2015, identificando 46 episodi in totale, circa due terzi dei quali avvenuti dopo il 2000, e la metà solo nell’ultimo decennio. Possiamo innanzitutto notare che l’autocratizzazione ha riguardato principalmente quattro regioni – Africa sub-Sahariana, Asia, America Latina e Paesi ex comunisti – e Paesi le cui istituzioni democratiche o semi-democratiche sono relativamente giovani. La maggior parte delle democrazie di più lungo corso, tra cui quelle europee e nordamericane, finora non è stata interessata da questo fenomeno.

Inoltre, l’autocratizzazione ha coinvolto le democrazie liberali solo raramente e assumendo forme blande, che hanno portato all’instaurazione di democrazie difettose, e non di vere e proprie autocrazie. L’esperienza di alcuni Paesi sudamericani, come il Venezuela di Hugo Chavez e l’Ecuador di Rafael Correa, dimostra come tali cambiamenti di regime siano spesso il risultato del tentativo dei governanti di allentare i vincoli al proprio potere e di indebolire i contropoteri. Oltre all’America Latina, il fenomeno sembra aver contagiato anche l’Europa orientale, tra cui l’Ungheria di Viktor Orbán e probabilmente, ormai, anche la Polonia.

Un sentiero scosceso

Nonostante la “bassa intensità” di questi processi di autocratizzazione, a preoccupare è la possibilità che il passaggio da democrazia liberale a democrazia difettosa sia solo la prima tappa di un processo di più lungo termine, verso forme di regime sempre più autoritarie. Questo timore è alimentato dal fatto che le democrazie difettose risultano essere le principali vittime dei processi di autocratizzazione post-Guerra Fredda. Occorre tuttavia fare delle distinzioni. Il rischio di una transizione da democrazia difettosa ad autocrazia chiusa appare oggi meno concreto rispetto al passato e “circoscritto” a determinate regioni, quali l’Africa sub-Sahariana e l’Asia. Più probabile è invece la trasformazione di una democrazia difettosa in autocrazia elettorale. Questi casi rappresentano circa un terzo dei processi di autocratizzazione avvenuti nel periodo 1990-2015 e sono particolarmente comuni in America Latina e nei paesi ex-comunisti.

La diminuzione dei casi in cui una democrazia difettosa viene rimpiazzata da un’autocrazia chiusa e l’aumento dei casi in cui invece l’esito è l’instaurazione di una autocrazia elettorale implicano anche un cambiamento nelle modalità e nei protagonisti di tali eventi. L’autocrazia chiusa viene in genere instaurata attraverso un colpo di Stato attraverso cui i militari rovesciano un governo eletto e prendono il potere.

La trasformazione in autocrazia elettorale, invece, è solitamente conseguenza del tentativo di un governo eletto di consolidare il proprio potere a spese dei partiti di opposizione manipolando il processo elettorale e mettendo a tacere il dissenso, attraverso la limitazione della libertà di stampa adottate.

Va aggiunto che anche le autocrazie elettorali possono subire un processo di autocratizzazione e trasformarsi in autocrazie chiuse. L’esame di alcuni recenti casi, tra cui il Ruanda di Paul Kagame e il Burundi di Pierre Nkurunziza, mostra come anche questa forma di autocratizzazione possa avvenire senza ricorrere a misure eclatanti, come l’abolizione delle elezioni.

Soprattutto in un contesto di competizione politica già limitata, tipico delle autocrazie elettorali, un presidente può facilmente allungare la propria permanenza al potere attraverso una riforma dei limiti di mandato costituzionali, formalmente nel rispetto delle regole, ma privando di fatto i cittadini della possibilità di scegliere i propri governanti.

Lezioni di democrazia

In conclusione, da un’analisi su larga scala dei processi di autocratizzazione contemporanei, la crisi o il declino della democrazia liberale appare un fenomeno relativamente contenuto. Finora, inoltre, le democrazie liberali si sono dimostrate capaci di resistere alle forme di autocratizzazione più radicali. La fragilità mostrata dalle democrazie difettose è invece preoccupante, dato il rischio di processi di autocratizzazione sequenziali – da democrazia liberale a difettosa e da democrazia difettosa a forme sempre più chiuse di autocrazia. Il Venezuela di Chavez e Maduro ha già seguito questo percorso e l’Ungheria sembra aver intrapreso la stessa strada. D’altra parte, diversi recenti casi – tra cui Mali, Madagascar, Moldova e Ecuador – dimostrano che l’autocratizzazione non è un processo senza ritorno, e che a essa può seguire un processo di ri-democratizzazione, almeno parziale.

La crescita globale degli episodi di autocratizzazione nella prima parte del 21esimo secolo è un altro segnale inquietante, da non ignorare. Anche in questo caso, tuttavia, occorre sobrietà nel giudizio. Con riferimento all’ondata di democratizzazione che nell’ultima parte del 20esimo secolo ha portato l’introduzione o il ritorno della democrazia in molte regioni del mondo, a oggi non ci sono indizi di una vera e propria inversione di rotta globale.  Al netto dei casi di autocratizzazione rilevati, la democrazia continua a fare progressi in diverse regioni del mondo in via di sviluppo, tra cui l’Africa.

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